AMORI SEPOLTI

Breve introduzione al componimento “AMORI SEPOLTI”:

Laddove lo sguardo dei più si ferma al limite dell’orizzonte, io inizio a camminare lungo il sentiero dell’Amore Eterno. E’ un cammino che non cerca la luce abbagliante, ma la verità custodita nel silenzio: quella di amori che, per non essere calpestati, hanno scelto il riparo dell’autunno e il sussurro della terra.

                AMORI SEPOLTI

Ombre furtive

affrettano il passo,

nuvole scure van.

Nessuno si accorge

del nostro dolore;

“pietà non calpestateci!”,

Siamo amori sepolti

sotto un manto di foglie:

rosso, oro, ruggine,

avvolti nella terra.

L’autunno pietoso

ci copre così,

per darci quiete

prima che l’inverno

ci congeli per sempre.

Poi sarà l’addio

il silenzio finale…

Crepuscolare.

 Riflessione  – “AMORI SEPOLTI”

Questa poesia dipinge un quadro di profonda malinconia, unendo la fretta distratta del mondo esterno con il silenzioso e sofferto mondo interiore degli “amori sepolti”.

La prima parte del componimento crea un forte contrasto: i passanti (ombre) soprattutto sono assorti nella loro corsa quotidiana, ignorando la minaccia della pioggia e, il lamento che sale dalla terra. La loro indifferenza accentua il senso di solitudine e invisibilità di chi soffre in silenzio. Il rumore dei loro passi e il crepuscolo imminente diventano la colonna sonora di una tragedia che si svolge nel sottosuolo.

Il cuore della poesia è la voce degli amori sepolti, metafora di relazioni finite, ricordi dolorosi e sentimenti non più vivi ma ancora presenti. Essi non cercano solo il riposo, ma chiedono di non essere calpestati, in una supplica che evoca il rispetto per ciò che è stato e che ora giace fragile e vulnerabile.

L’autunno, con la sua tavolozza di colori vividi e malinconici (“rosso, oro, ruggine”), non è solo una stagione, ma un alleato compassionevole. Il suo manto di foglie non è un semplice nascondiglio, ma un velo di pietà che copre il dolore. Questo breve rifugio, però, è destinato a finire.

L’arrivo dell’inverno rappresenta l’inevitabilità della fine definitiva. Il freddo e il gelo non sono più solo una condizione climatica, ma un simbolo di oblio totale e irreversibile. La poesia si conclude con un immagine potente: l’addio, il silenzio finale, che culmina nella singola parola “Crepuscolare”. Questo termine, posto alla fine, non descrive solo l’ora del giorno, ma anche la fine di un ciclo di vita e di amore, lasciando un’eco di rassegnazione e bellezza decadente.

Elisa Feudo (Monnalisa56)

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