FRIEDRICH NIETZESCHE

Breve biografia

Nasce a Rocken il 15 ottobre 1844. Figlio di un pastore protestante, ottiene appena a 26 anni la cattedra di lingua e letteratura greca a Basilea.

Nel 1879, accusato di mirare solo al successo mondano, lascia l’insegnamento, anche per l’aggravarsi di alcuni problemi di salute, sintomi premonitori della malattia mentale che lo colpirà in seguito.

Grazie alla modesta pensione concessa dall’Università, comincia una vita errabonda tra la Riviera Francese, l’Italia e la Svizzera.

Si innamora di Lou Andreas-Salomè (1861-1937), scrittrice ebrea di origine russa, ma l’intervento della sorella Elisabeth, fortemente antisemita, provoca la rottura della relazione.

Nel 1889, a Torino, viene colto da un grave attacco di pazzia, conseguenza della sifilide contratta in gioventù e viene internato in una clinica psichiatrica.

Passerà gli ultimi dieci anni della sua vita sprofondato nella follia ed affidato alle cure della madre e della sorella.

Lui non può più rendersene conto, ma i suoi libri, fino ad allora ignorati, cominciano ad avere uno straordinario successo. Muore a Weimar il 25 agosto 1900.

Opere

Le sue opere principali sono: La nascita della tragedia (1872), Umano, troppo umano (1878), La gaia scienza (1882), Così parlò Zarathustra (1883-85), Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887), Crepuscolo degli idoli (1888).

Pensiero                                                                                                                                     

La prima fase del pensiero di Nietzsche à caratterizzato dalla passione per il mondo greco.

Il risultato è la pubblicazione della “Nascita della tragedia”, in cui egli, analizzando la tragedia greca, che considera la forma d’espressione più alta della cultura classica, individua due elementi: lo spirito dionisiaco e lo spirito apollineo.

Il primo è associato alla figura di Dioniso, dio dell’ebbrezza, dell’orgia e della passione e rappresenta il caos, l’istinto e l’irrazionalità, mentre lo spirito apollineo è associato alla figura di Apollo e rappresenta quindi l’armonia, la misura e la perfezione.

Secondo Nietzsche lo spirito dionisiaco trova la sua migliore espressione nella musica, mentre lo spirito apollineo trova la sua espressione più compiuta nell’arte figurativa.

 E la vera grande arte nasce dalla compresenza di questi due elementi opposti.

Nietzsche si scaglia poi contro Socrate a la filosofia occidentale, che si situa dalla parte dello spirito apollineo e cioè della forma, della misura e della razionalità.

Egli ritiene che i filosofi hanno cercato di illuminare ad ogni costo la vita, ma così facendo l’hanno immobilizzata, rinchiudendola in una gabbia di leggi, regole ed interpretazioni, che si considerano razionali ma che hanno provocato un desiderio di morte e di rinuncia alla vita, per avere in cambio una spiegazione razionale della vita stessa: Socrate volle pervicacemente la morte con la cicuta, piuttosto che fuggire trasgredendo le leggi della città.

Nella sua fase più matura, con l’opera “La gaia scienza “, Nietzsche annuncia la morte di Dio: “Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbia ucciso “.

Con l’espressione “Dio è morto”, Nietzsche vuole intendere che sono caduti tutti i valori religiosi ed è venuta meno ogni possibilità di consolazione e di illusione.

Ma può l’uomo vivere senza illusioni e consolazioni in un mondo che è diventato un infinito nulla, nudo ed inerme davanti all’imprevedibilità dell’esistenza?

A tal proposito Nietzsche distingue due tipi di nichilismo: il nichilismo passivo ed il nichilismo attivo.

Il nichilismo passivo è quello di colui che, a seguito della perdita dei valori religiosi, si abbatte e rinuncia alla vita.

Il nichilismo attivo è quello di un uomo nuovo (superuomo o oltreuomo), che è in grado di accettare la dimensione del nulla come essenza della vita e la radicale assenza di un senso e di uno scopo nell’intero universo.

Il superuomo non è un eroe o un soggetto dalle qualità straordinarie né è una figura dominante in senso tradizionale.

Egli incarna la volontà di potenza, che è la tendenza ad autorealizzarsi, ad affermare sé stesso e ad accrescere la propria forza vitale, in un mondo dominato dal caso e dall’irrazionalità.

Il superuomo è capace di superare i propri limiti e di creare nuovi valori.

L’oltreuomo si pone perciò al di là del bene  e del male, cerca cioè di andare oltre la tradizionale distinzione tra bene e male, perché considera tali concetti due gabbie, che limitano la libertà dell’individuo e gli impediscono di condurre una vita autentica e significativa.

Secondo il filosofo tedesco il il bene ed il male non sono concetti assoluti ed universali ma interpretazioni soggettive che cambiano nel tempo ovvero espressioni della forza o della debolezza di coloro che li creano.

Egli ritiene al riguardo che sia giunto il tempo di una trasvalutazione dei valori, cioè di sostituire la morale cristiana, definita come morale degli schiavi, morale del gregge, in quanto ha generato valori antivitali quali il sacrificio, la sottomissione e l’umiltà, con la morale dei signori (o dei padroni), che propone invece valori vitali quali la forza, la salute, la nobiltà, l’orgoglio e la gioia di vivere.

Il rovesciamento della morale cristiana in favore di una morale creativa e spontanea, strettamente legata alla figura del superuomo e alla sua volontà di potenza, fa sì che “buono” equivalga a ciò che è forte e potente, mentre “cattivo” sia ciò che è debole ed umile, valori, questi ultimi, esaltati invece dalla tradizione giudaico-cristiana.

Nietzsche e la ricerca della felicità

Nietzsche distingue la felicità dal benessere, inteso come mancanza di dolore e dalla pace spirituale ovvero dal nirvana di Schopenhauer.

Egli invece la associa alla capacità del superuomo di vivere senza certezze e di accettare la vita reale, così come essa è.

Per Nietzsche la felicità non è un obiettivo da raggiungere, non è una entità stabile, ma ha un carattere dinamico, nel senso che deriva dalla capacità del superuomo di affrontare con coraggio le difficoltà della vita e di trasformare le avversità in opportunità di crescita.

Nietzsche ci ha dato una lezione di vita fondamentale: l’amor fati, l’amore per il proprio destino.

Ad un certo punto della sua vita egli ha concepito questa idea potente: qualunque sia il tuo destino, qualunque cosa accada, devi dire a te stesso: “questo è ciò di cui ho bisogno”.

Anche se tutto sembra andare a rotoli, affronta ogni situazione come se fosse un’opportunità, una sfida da accogliere con amore e non con scoraggiamento.

Nell’opera “Così parlò Zarathustra”, Nietzsche, in contrapposizione alla concezione giudaico-cristiana, che attribuisce al tempo una direzione lineare e una struttura articolata in passato, presente e futuro, sostiene la teoria filosofica dell’eterno ritorno, secondo la quale tutto è destinato a ritornare, ovvero tutti gli eventi  sono destinati a ripetersi ciclicamente infinite volte nello stesso identico modo.

Essendo quindi la vita caratterizzata da un eterno presente, Nietzsche invita l’uomo a vivere pienamente ogni attimo del tempo, senza rifugiarsi nel passato o volgere lo sguardo al futuro.

Secondo Nietzsche l’uomo deve godere delle sensazioni e delle esperienze che la vita gli offre, anche le più semplici, come il “fruscìo di una lucertola, un soffio, un guizzo, uno sbatter di occhi”.

“Di poco è fatta la migliore felicità”, afferma il filosofo, volendo significare che la felicità va trovata nelle piccole cose. 

Nietzsche sottolinea l’importanza di apprezzare e di trovare la felicità in esperienze e momenti apparentemente insignificanti, come un momento di silenzio, un gesto di gentilezza o un profumo piacevole.

Il filosofo tedesco ritiene che la felicità sia uno stato d’animo che può essere coltivato attraverso la consapevolezza e l’apprezzamento del momento presente.

Nietzsche: nazista o rivoluzionario?

Nietzsche è senz’altro il migliore interprete della fine di un mondo e del bisogno di rinnovamento di tutta un’epoca.

La sua opera ha dato origine alle più discordanti interpretazioni.

E’ stato infatti esaltato in prospettiva fascista da Gabriele D’Annunzio; è stato elogiato da Heidegger come il filosofo che segna finalmente la fine della tradizione metafisica occidentale; è stato strumentalizzato dal nazismo, che avrà buon gioco a sfruttare in chiave razzista ed antidemocratica i concetti di superuomo e di volontà di potenza.

Umberto Ranucci

2 commenti

  1. “Di poco è fatta la migliore felicità”.
    Non è un accontentarsi ma bensì provare gioia anche per: un fiore appena sbocciato, per una nuvola passegera,per
    un battito di ali che ci sfiora appena.
    Bellissima esposizione caro Umberto.
    👏 👏 👏

  2. LA MIA OPINIONE E’CHE NON E’ STATO NE UN NAZISTA NE UN RIVOLUZIONARIO, SICURAMENTE UN PROFETA. LA ETICHETTA DI NAZISTA,ATTRIBUITAGLI MOLTO DOPO LA SUA MORTE, E’STATA LA SOLITA SPECULAZIONE DI CHI IMITA ALCUNI CONCETTI RISONANTI CON SE STESSI E “UTILI” AL PROPRIO SCOPO.
    LA SECONDA ETICHETTA QUELLA DI RIVOLUZIONARIO NON PROPRIO CALZANTE IN QUANTO DA UOMO “LIBERO” HA SEMPLICEMENTE MESSO IN RISALTO,IN MANIERA MOLTO ORIGINALE , CONCETTI GIA ESPRESSI IN EPOCHE PRECEDENTI MA PARTICOLARMENTE IN DECADENZA NEL SUO PERIODO STORICO. DUNQUE ANCHE LUI VA CONSIDERATO COME UN “SENTIERO” NON COME VERITA’ DEFINITIVA,VEDIAMOLO COME UNA VIA CHE APRE DOMANDE.CIAO.

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