SIGMUND FREUD 

Breve biografia

Nasce a Freiberg in Moravia (l’attuale Repubblica Ceca) il 6 maggio 1856.

Il padre Jacob è un ebreo laico, che non ha trasmesso al figlio un’educazione di stampo religioso-fideistico o tradizionalista.

All’età di 4 anni si trasferisce a Vienna con la famiglia, per motivi legati al lavoro del padre, che commercia lana.

Nel marzo del 1881 si laurea in Medicina e Chirurgia; nell’autunno del 1886 apre un suo studio privato ed in primavera dello stesso anno sposa Martha, con cui mette al mondo sei figli.

Nel 1938, con il nazismo al potere, sarà costretto a lasciare Vienna e a trasferirsi a Londra.

Solo un anno dopo, il 23 settembre 1939, muore per via di un grave tumore alla bocca: Freud era, infatti, un grande amante di sigari e quando il cancro divenne per lui troppo doloroso chiese al suo medico di procedere con la morte assistita, l’iniezione di morfina.

Opere

Le sue opere principali sono: L’interpretazione dei sogni (1899), Totem e tabù (1913), Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), Il disagio della civiltà (1929), Tre saggi sulla teoria sessuale (1905).

Pensiero         

Freud è noto per essere il padre della psicanalisi, ovvero di quella teoria psicologica secondo la quale alla base dei sintomi nevrotici non ci sono problemi organici, ma un conflitto tra forze inconsce, che opera al di là della sfera cosciente del soggetto.

Per Sigmund Freud, infatti, la psiche, cioè la mente di un soggetto, non è dominata da processi consapevoli, ma soprattutto da un’attività inconscia.

La mente dell’uomo è paragonabile ad un iceberg, in cui l’inconscio costituisce la struttura prevalente mentre solo la punta visibile è rappresentata dal conscio.

Per il suo fondatore, compito della psicanalisi è quello di esplorare e di analizzare con metodo scientifico l’inconscio ossia la regione della psiche non emergente alla coscienza e quindi quelle parti della mente di cui non siamo consapevoli, ma che influenzano il nostro pensiero e il nostro comportamento.

Freud propone due modelli.

Il primo si basa sulla distinzione tra conscio, preconscio e inconscio.

Il conscio è la parte della mente di cui siamo consapevoli in un dato momento: contiene i processi mentali di cui siamo pienamente coscienti come la consapevolezza di essere in un determinato ambiente, il riconoscimento di un oggetto o la percezione di una sensazione fisica.

Il preconscio è un livello della mente che contiene informazioni e ricordi che non sono attivamente nella coscienza, ma che possono essere recuperati con uno sforzo di memoria. Un esempio è ricordare il nome di un amico dopo un periodo di tempo, senza averlo visto.

L’inconscio è il livello più profondo della mente, contenente impulsi, desideri, conflitti e ricordi repressi che non sono direttamente accessibili alla coscienza.

L’inconscio non è un luogo vuoto, ma un deposito di materiale psichico che influenza la nostra vita sia nella comprensione dei nostri comportamenti sia in come interagiamo con il mondo.

Attraverso il meccanismo della rimozione è possibile spingere nell’inconscio i contenuti dolorosi, indesiderati ed inaccettabili per il conscio: un esempio di rimozione potrebbe essere l’oblio di un episodio traumatico o di un desiderio sessuale in contrasto con le norme sociali.

Scopo della psicanalisi è proprio quello di portare alla luce il rimosso, ovvero i pensieri, i desideri e i ricordi inconsciamente soppressi e ritenuti intollerabili dall’Io, la cui presenza provocherebbe ansia e angoscia.

Portando alla luce il rimosso, si consente al soggetto di avere una maggiore consapevolezza di sé, una maggiore comprensione dei processi inconsci e dei conflitti interiori.

Una delle tecniche chiave utilizzate nella psicanalisi è l’associazione libera.

Durante una sessione, il paziente viene invitato a dire tutto ciò che gli passa per la mente, senza censura o autocensura.

L’obiettivo dell’associazione libera è di rendere consapevoli i contenuti inconsci e di favorire l’emergere di pensieri repressi e conflittuali.

Un’altra tecnica fondamentale è l’interpretazione dei sogni.

Freud riteneva che i sogni fossero “la via regia per l’inconscio”, che potessero rivelare desideri, conflitti e significati profondi.

Attraverso l’interpretazione dei sogni, il paziente può ottenere una maggiore comprensione dei propri desideri e delle proprie paure inconsce.

Riguardo invece alla relazione tra il paziente ed il terapeuta, il paziente può proiettare sul terapeuta sentimenti e dinamiche passate (transfer), consentendo un lavoro terapeutico approfondito.

L’altro modello proposto da Freud si basa sulla distinzione tra Es, Io e il Super Io.

L’Es è la parte più primitiva, governata dal piacere e dagli impulsi.

Il Super io rappresenta la coscienza, le regole e i valori morali principalmente trasmessi dai genitori durante l’infanzia e dalla società.

L’io fa da ponte tra l’Es ed il Super Io, consente cioè all’individuo di trovare un punto di equilibrio che gli permetta di soddisfare i bisogni istintivi da un lato e di rispondere efficacemente alle richieste etiche e morali dall’altro.

L’armonia tra queste tre istanza (Es, Io e Super Io) determina un buon sviluppo della personalità del soggetto.

Al centro della teoria psicanalitica vi è poi il concetto di pulsione, che rappresenta una sorta di forza che si pone ai limiti tra il somatico e lo psichico e che spinge l’individuo a raggiungere una determinata meta ovvero a cercare il soddisfacimento.

Esistono pulsioni di vita, come quelle di autoconservazione, che hanno lo scopo della conservazione dell’individuo e quelle sessuali, che in un certo senso oltrepassano l’interesse individuale, avendo come scopo la conservazione della specie.

Collegato al concetto di pulsione sessuale è il concetto di libido, che è l’energia psichica associata alla pulsione sessuale stessa.

Ma vi sono anche pulsioni di morte, che spingono l’individuo verso la morte, la distruzione e la non esistenza.

Freud e la ricerca ella felicità

Per Fred la felicità è un concetto complesso e difficile da raggiungere completamente.

Egli sostiene che la vita è caratterizzata da conflitti e tensioni e che l’individuo è in costante ricerca di equilibrio tra il proprio desiderio di piacere e le restrizioni della società.

Freud introduce i concetti di principio di piacere, che guida la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore e di principio di realtà, che considera le limitazioni necessarie per vivere in una società organizzata.

Nel suo saggio il “Il disagio della civiltà”, il padre della psicanalisi esplora come la civiltà stessa impone restrizioni alla felicità dell’individuo, riducendo la libertà ed aumentando le fonti di sofferenza.

Quindi Freud, non avendo una visione ottimistica della ricerca della felicità, suggerisce all’individuo di trovare un compromesso tra il desiderio di piacere e le restrizioni della realtà, in modo da raggiungere un livello di benessere accettabile.

Tuttavia, pur con la premessa che in un mondo pieno di regole la felicità è un’utopia irraggiungibile, Freud definisce tale concetto come “la scarica” di

una pulsione a lungo repressa ovvero come il soddisfacimento di un desiderio rimasto per molto tempo inappagato.

Si tratta, quindi, di un’esperienza breve, transitoria, episodica e non di una condizione permanente.

Secondo Freud il dolore è una componente inevitabile dell’esistenza umana.

Tre sono le fonti del dolore: 1) La fragilità del nostro corpo, destinato prima alla malattia e poi alla morte; 2) I disastri naturali, quali terremoti, alluvioni, pandemie, di fronte ai quali l’uomo manifesta la propria piccolezza; 3) Il dolore inflitto dai nostri simili (guerre, leggi ingiuste, incomprensioni familiari ecc.).

Sono tre anche gli antidoti contro il dolore: 1) Il consumo di sostanze stupefacenti, che porta ineludibilmente all’autodistruzione; 2) Le illusioni, come la religione, che promette la felicità eterna in cambio di una vita virtuosa vissuta sulla terra; 3) La sublimazione, che consiste nella trasformazione dell’energia pulsionale in attività socialmente utili, come

quelle dell’artista e dello scienziato, attività queste appannaggio solo di pochi soggetti in possesso di particolari doti.

Non è, invece, considerato per Freud un veicolo idoneo per raggiungere la felicità l’amore romantico, che espone il soggetto amante al rifiuto, al tradimento o alla morte dell’amato e anche l’amore per l’umanità, quello dei santi e dei filantropi, finisce per svalutare l’esclusività del vero amore, che prevede una relazione a due.

AUTORE: Umberto Ranucci

1 commento

  1. SALVE, LA MIA OPININONE E’ CHE L ESSERE UMANO IN QUESTO MONDO NON POTRA’ MAI ESSERE FELICE IN QUANTO “CONSAPEVOLE” E QUINDI NON IN GRADO DI RAGGIUNGERE LA “SERENITA’ DELL ESSERE” PROPRIA DI ALTRI ESSERI VIVENTI QUALI GLI ALBERI E I GATTI .

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