INTRODUZIONE ALL’OPERA “LA MATTINA DI SAN MARCO”
“LA MATTINA DI SAN MARCO” oltre ad essere una poesia, è anche un esercizio di presenza. In un mondo che corre veloce, ho scelto di rallentare, trasformando una semplice passeggiata campestre in un dialogo intimo con il creato. Il ritmo dei passi – quel “un due, un due” che scandisce le stanze funge da metronomo vitale, sincronizzando il battito di chi cammina con quello della terra che si risveglia. È un inno alla meraviglia del quotidiano, dove ogni suono, animale o respiro diventa parte di una sinfonia condivisa.
LA MATTINA DI SAN MARCO
La mattina di San Marco,
papaveri e fili d’erba
ondeggiano nei campi.
Fra l’oro dei ranuncoli,
zolle brune accolgono
primaverili semi.
Cinguettii spensierati
Al cuculo fanno il verso:
belati, latrati, scampanellii,
fruscii, chicchirichì,
battiti d’ali, risuonano.
Un due, un due, sono i miei passi.
Lo sguardo accarezza due puledri,
la mano, poi, ne liscia il pelo.
Un tepore m’invade: che emozione!
Il respiro trattengo, galoppa il cuore.
Un raglio mi rattrista:
somiglia a un lamento.
Un due, un due, scricchiola la ghiaia.
Due coniglietti si rincorrono,
poi, spariscono d’incanto.
Pulsa la natura, zampilla la sorgente,
l’iride le fronde tinge;
tutto avverte il mio passaggio.
Tra le rondini libra la mente,
coglie l’attimo fuggente.
Spettinata, controvento,
rallento il passo, ma non mi fermo.
Un due, un due, il ritornello.
Troverò un quadrifoglio
Da donare a un pulcino;
pigola, l’ala spezzata,
anch’esso prosegue adagio:
grazie a Dio, è sul sentiero giusto.
Un due, un due, la mattina di San Marco.
RIFLESSIONE:
Ciò che colpisce in questo componimento è la capacità di passare dall’osservazione universale della natura – l’oro dei ranuncoli, il volo delle rondini – alla fragilità individuale, incarnata dal pulcino con l’ala spezzata. La mia passeggiata diventa metafora del cammino umano: un percorso dove gioia, inquietudine e compassione convivono. La chiusura, che riporta al tempo di San Marco, ci ricorda che la vita, nonostante le ferite, trova sempre il modo di procedere “sul sentiero giusto”, invitandoci ad accogliere ogni attimo fuggente con lo stupore di chi sa ancora guardare il mondo con occhi nuovi-
Impossibile è concludere senza fare riferimento alla scelta iconografica che valorizza il componimento proposto creando un’armonia tra una visione poetica e una pittorica. Ho voluto accostare a questi versi “La passeggiata” di Claude Monet perché tra le parole e la tela esiste un’affinità elettiva profonda.
Come nella poesia il ritmo è scandito dal passo e dal respiro, così nel capolavoro dell’impressionismo tutto è vibrazione: il vento che muove l’erba e agita le vesti è lo stesso che “spettina” i miei pensieri controvento; la luce che accende i prati di Monet è la stessa che fa brillare l’oro dei miei ranuncoli. Entrambe le opere nascono dalla volontà di fermare l’”attimo fuggente”: l’istante in cui la natura smette di essere un paesaggio e diventa un’emozione che pulsa, zampilla e ci invita a proseguire, passo dopo passo, sul sentiero della vita.
Autrice; Elisa Feudo (Monnalisa56)

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