Immanuel Kant

Breve biografia

Nasce a Konigsberg, nella Prussia orientale, il 22 aprile 1724, in una famiglia borghese di origini scozzesi, segnata da una religiosità fortemente ispirata al pietismo (una corrente del luteranesimo caratterizzata da una pratica morale estremamente rigorosa ed antidottrinaria).

La sua vita si svolge tutta nella città di Konigsberg, dove dapprima studia filosofia e matematica, oltre alla fisica di Newton, poi lavora per qualche anno come precettore ed infine (1770) ottiene un modesto incarico di professore di Logica e Metafisica all’Università.

Da Konigsberg non si allontanerà mai, rifiutando anche incarichi molto prestigiosi in altre città e decidendo persino di non sposarsi per non avere distrazioni e  dedicarsi in santa pace ai propri studi.

Racconta un celebre aneddoto che i concittadini di Kant regolassero i loro orologi sull’orario sempre identico della sua passeggiata quotidiana.

Muore a Konigsberg il 12 febbraio 1804.

Criticismo kantiano

Il suo pensiero si colloca all’interno del criticismo, ovvero quella corrente filosofica secondo la quale occorre sottoporre al vaglio critico tutte le nostre certezze e conoscenze, comprese quelle all’apparenza più affidabili e assodate, per potere alla fine individuare ciò che davvero è fonte di una valida conoscenza.

Kant disse che fu Hume a risvegliarlo dal suo “sonno dogmatico”.

Il criticismo, infatti, si contrappone nettamente sia al dogmatismo, che afferma senza discussione la validità di certe verità, sia allo scetticismo, che mette in dubbio la possibilità di ogni conoscenza.

Le “Critiche” kantiane   

Per comprendere il pensiero di Kant bisogna far riferimento a un trio di opere fondamentali: la Critica della ragion pura (1781), la Critica della ragion pratica (1788) e la Critica del giudizio (1790).

Critica della ragion pura

Nella Critica della ragion pura Kant esamina i limiti e la capacità della ragione.

Egli propone al riguardo una metafora giudiziaria, sostenendo che la ragione deve citare in giudizio se stessa e istituire un tribunale (tribunale della ragione) che stabilisca i confini del proprio raggio d’azione.

Kant elabora una filosofia che cerca di conciliare empirismo e razionalismo, a differenza di Hume, che, con il suo empirismo radicale, mette in discussione la capacità della ragione di raggiungere una conoscenza certa e sostiene che tutta la nostra conoscenza deriva dall’esperienza dei sensi.

Il filosofo tedesco, quindi, nel cercare di trovare una via intermedia tra empirismo e razionalismo, mostra che la conoscenza umana è possibile ma entro i limiti dell’esperienza e della ragione.

Egli afferma che le percezioni sensibili degi oggetti (in una parola l’esperienza) rappresentano una condizione necessaria ma non sufficiente, poiché una mera raccolta di dati ed osservazioni, che non sia guidata da una teoria o almeno da un concetto, non potrà mai diventare conoscenza.

Insomma, per avere un’autentica conoscenza, esperienza ed intelletto devono collaborare.

Kant propone nel processo conoscitivo un cambiamento di prospettiva, una rivoluzione copernicana, sostenendo che la mente non si adegua passivamente all’oggetto, non è semplicemente un ricevitore di informazioni esterne, ma è un agente attivo che organizza e struttura la realtà.

Secondo Kant nella nostra mente sono presenti degli schemi mentali che determinano ciò che possiamo conoscere del mondo. 

E questi schemi funzionano come dei filtri, come degli occhiali attraverso i quali si vede tutto quanto.

Il filosofo definisce questi schemi mentali come condizioni trascendentali, che, pur prescindendo dall’esperienza, rendono possibile la conoscenza dei fenomeni.

Le condizioni trascendentali della sensibilità sono lo spazio  ed il tempo, che precedono e quindi condizionano ogni sensazione.

Spazio e tempo, per Kant, sono degli schemi mentali che strutturano la psiche di tutti gli uomini in tutte le epoche, che organizzano e plasmano le sensazioni, cioè forniscono alle stesse la struttura, la forma.

In particolare lo spazio è la forma del senso esterno, poiché ci consente di percepire gli oggetti fuori di noi e di collocarli uno a fianco all’altro nelle tre dimensioni, mentre il tempo è la forma del senso interno, che ordina in sequenza le nostre emozioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti.

La parte che esplora le condizioni trascendentali della sensibilità (spazio e tempo) si chiama Estetica trascendentale.    

Per giungere ad una conoscenza compiuta, però, oltre agli schemi mentali dello spazio e del tempo, che come abbiamo visto, danno una forma alle nostre percezioni, devono intervenire le condizioni trascendentali dell’intelletto ovvero le categorie, che in totale sono 12: quantità (unità, pluralità, totalità), qualità (realtà, negazione, limitazione), relazione (sostanza, causalità, azione reciproca), modalità (possibilità, esistenza, necessità).

L’intelletto, attraverso le categorie, che sono concetti a priori, organizza e unifica i dati dell’esperienza, permettendo la formulazione di giudizi.

Dietro le categorie vi è l’ “io penso, chamatoanche appercezione trascendentale,  che è la consapevolezza della percezione,  ovvero la voce  interiore che dice:” sono io a cososcere, questo è il mio pensiero”. Trattasi, quindi, del principio fondamentle della conosenza umana.

La parte che si occupa delle condizioni tracendentali dell’intelletto (categorie) si chiama Analitica trascendentale, mentre la deduzione  trasacendentale è il procedimento con cui si legittima l’utilizzo delle categorie.

Nella Critica della ragion pura, poi, Kant opera una distinzione tra giudizi analitici, che sono solo a priori e giudizi sintetici, che possono essere sia a priori sia a posteriori.

I giudizi sono detti analitici a priori quando la proprietà che attribuiamo non aggiunge nulla alla definizione del soggetto e quando prescindono dall’esperienza (il triangolo ha tre lati).

I giudizi, invece, sono detti sintetici a priori, quando la proprietà che attribuiamo aggiunge qualcosa in più alla definizione del soggetto e non si basano sui dati dell’esperienza (7+5=12).

I giudizi, infine, sono definiti sintetici a posteriori quando la proprietà che attribuiamo aggiunge qualcosa in più alla definizione del soggetto e quando si fondano sull’ esperienza (una rosa è rossa).

Va precisato che i giudizi della scienza solo quelli sintetici a priori, perché portano nuova conoscenza e sono necessari ed universali, in quanto conoscibili per via razionale.

Altra distinzione è quella tra fenomeno e noumeno. Per fenomeno si intende la realtà che ci appare, mentre il noumeno è la cosa in sé, non conoscibile mediante i sensi e la ragione, ma solo pensabile.

Oltre alle condizioni trascendentali fino ad ora esaminate e cioè quelle della sensibilità (spazio e tempo) e quelle dell’intelletto (categorie), esistono, poi, le condizioni trascendentali della ragione, ovvero le idee.

Le idee kantiane si riferiscono  al mondo della cosa in sè ovvero alla realtà del neumeno, sono indipendenti da ogni possibile esperienza e non conducono ad alcuna vera conoscenza; tra esse abbiamo l’idea di anima (oggetto della psicologia razionale), l’idea di mondo (oggetto della cosmologia razionale) e l’idea di Dio (oggetto della teologia razionale).

Secondo il filosofo tedesco l’idea di anima, intesa come io penso ossia come consapevolezza del proprio pensare e non come sostanza spirituale ed immortale, è fuori dal campo dell’esperienza.

L’idea di mondo, invece, dà luogo alle cosiddette antinomie: l’antinomia indica la compresenza di due proposizioni contradittorie, che possono essere considerate entrambi vere. Infatti, a livello logico, possiamo dire che il mondo ha avuto un’origine nel tempo e sostenere, con altrettanta facilità, che il mondo esiste da sempre.

Anche riguardo a Dio, non c’è alcun modo di dimostrare con certezza scientifica la sua esistenza, poiché di Dio non è possibile avere alcuna esperienza.

Quanto, invece, alla prova ontologica dell’esistenza di Dio di Sant’Anselmo d’Aosta, secondo la quale Dio è “Ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore” e come tale non può non avere come attributo quello dell’esistenza (ciò che esiste nella realtà è più grande e perfetto di ciò che esiste solo nel pensiero), Kant smonta detta prova affermando che c’è un divario incolmabile tra il piano logico e quello dell’esistenza:  è come pensare che un mercante possa diventare ricco falsificando i conti.

Cionondimeno, il fatto che non si sia in grado di provarne l’esistenza,  non significa affatto che Dio non esista.

La parte che esamina le condizioni trascendentali della ragione (idee) si chiama Dialettica trascendentale, e  costituisce, insieme all’Analitica trascendentale, la Logica trascendentale, che studia le forme a priori del pensiero discorsivo (ovvero il pensiero che non intuisce direttamente gli oggetti ma opera mediante  concetti e categorie).

In atri termini La Critica della ragion pura è così suddivisa: Estetica trascendentale e Logica trascendentale, che comprende, a sua volta, l’Analitica trascendentale e la Dialettica trascendentale.

Critica della ragion pratica

Nella Critica della ragion pratica Kant si occupa del problema della moralità.

In proposito egli scrive: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione…………………..: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”.

Kant ritiene che l’agire morale sia basato sul dovere ovvero sull’obbedienza alla legge morale definita come un imperativo categorico, un comando che si applica a tutti gli esseri razionali e che non dipende da circostanze particolari.

Gli imperativi categorici sono incondizionati, prevedono, cioè, un dovere per il dovere (tu devi perché devi) e si distinguono dagli imperativi ipotetici, che sono invece condizionati, nel senso che sono finalizzati ad ottenere in cambio un utile (se vuoi questo, allora devi fare quello).

Postulati della morale sono: la libertà (intesa come capacità dell’uomo di scegliere autonomamente le proprie azioni), l’immortalità dell’anima (necessaria perché la perfezione dell’azione morale non può essere raggiunta nel mondo attuale ma deve poter essere colta in un altro mondo), l’esistenza di Dio (Dio è necessario in quanto garante del fatto che la virtù sarà premiata nella vita ultraterrena).

Per quanto concerne, poi, il rapporto tra morale e religione, Kant propone un cambio di prospettiva: è la religione che si fonda sulla morale e non la morale che trova il suo fondamento nella religione.

Riguardo, invece, al contenuto degli imperativi categorici, Kant precisa che detti imperativi non indicano l’azione specifica da compiere, ma sono dei principi formali che dettano le condizioni di moralità di un’azione.

Formulazioni dell’imperativo categorico sono le seguenti: agisci con la volontà che la tua azione diventi una legge universale oppure agisci in modo da trattare l’uomo sempre come fine e mai come mezzo.

Critica del giudizio

Nella Critica del giudizio Kant analizza la sfera del sentimento.

All’interno di questa sfera egli studia in particolare due tipi di giudizi: quello estetico e quello teleologico.

Trattasi in entrambi i casi di giudizi riflettenti, cioè che non derivano da concetti predefiniti come quelli determinanti, ma nascono dalla riflessione su un determinato oggetto (ad esempio su un’opera d’arte).

I giudizi estetici non sono riconducibili ad espressioni di mera soggettività (mi piace), ma hanno un carattere universale che può essere colto da chiunque, poiché ha a che fare con quelle strutture mentali che tutti gli uomini hanno in comune (è bello).

Kant distingue, poi, il bello, che provoca un piacere disinteressato ed universale, dal sublime, che genera un sentimento di timore, di spavento, di impotenza e nello stesso tempo di ammirazione (si pensi ad esempio all’eruzione di un vulcano).

I giudizi teleologici sono, invece, quelli che individuano uno scopo, un fine nella natura e quindi concepiscono il mondo come se fosse il prodotto di una volontà intelligente.

Nell’ottica kantiana, il giudizio teleologico ha principalmente la funzione di dimostrare ancora una volta i limiti della ragione umana, poiché la dimostrazione di un’eventuale finalità della natura cade fuori dai limiti della nostra possibile conoscenza.

AUTORE: Umberto Ranucci.

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