INTRODUZIONE
In un’epoca segnata da un profondo travaglio collettivo, dove il fragore dei conflitti soffoca ogni barlume di speranza, questi versi danno voce a un silenzio paradossale.
“Tace la Pace” non è l’assenza del suono, ma il peso dell’orrore che toglie il respiro.
Attraverso l’immagine delle macerie e il richiamo simbolico all’ora più buia della cristianità, il componimento invita a riflettere sull’urgenza di un “basta” che non sia solo gridato, ma finalmente ascoltato.
Zittita dal dolore atroce,
di chi non ha più lacrime,
tace la pace.
Guarda silenziosa
i corpi e le macerie fumanti;
guarda e prega…
Poi, urla: basta!
Trema la terra,
tuona il cielo,
è notte fonda:
come alle tre
di un Venerdì Santo.
Riflessioni:
“Tace la pace” è un urlo poetico che squarcia il silenzio dell’indifferenza. L’autrice personifica la pace, trasformandola da concetto astratto a entità sofferente, che osserva impotente la devastazione causata dalla mancanza di armonia. La progressione dal silenzio all’urlo “basta!” è un potente richiamo all’azione, un’esortazione a rompere il ciclo di dolore. La chiusura finale, che evoca il Venerdì Santo, eleva la sofferenza della pace a una dimensione sacra e universale, suggerendo che ogni violenza e distruzione è una crocifissione della speranza. Il testo è un invito alla riflessione non solo sulle conseguenze della guerra, ma anche sul sacrificio silenzioso che la pace è costretta a subire.
Autrice: (Elisa Feudo – Monnalisa56)

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